Guida all’installazione di Zorin OS 7 a fianco di windows

4.5 Stars (4.5 / 5)

Quest’oggi vi faccio una guida “quick and dirty” di come eseguire l’installazione di Zorin OS 7  a fianco di windows senza sporcarsi le mani: vi bastano 10 gb di hard disk e un computer di non più di 10 anni fa.
Scaricate la ISO di Zorin OS 7 dal sito ufficiale e masterizzatevela su un dvd (o su chiavetta USB, pur che poi sappiate avviare da chiavetta), riavviate e istruite il bios di avviare da dvd (o da chiavetta), di solito spammando F8 finché non vi viene chiesto da quale periferica avviare, al che scegliete di avviare l’installazione. Dopo un breve caricamento arrivate alla seguente schermata

Preparazione all’installazione di Zorin OS

Una volta constatato di avere i requisiti potete andare avanti e procedere al partizionamento. Qua potrete scegliere tra l’installazione di Zorin OS a fianco di Windows 7 (ed è ciò di cui mi occuperò) oppure di sostituire Zorin OS a Windows 7, cosa che potrete fare più avanti se deciderete che il sistema vi piace.

Scelta del tipo di installazione

Tra le altre cose, per chi fosse interessato, quando si esegue l’installazione di Zorin OS in solitario, cioè senza Windows nello stesso hard disk si può scegliere il sistema di partizionamento avanzato o quello automatizzato con LVM, che un modo nuovo e carinissimo di fare le partizioni logiche su linux che sto sperimentando da poco e con cui mi trovo molto bene, che permette di allargare e restringere le partizioni in un attimo a seconda delle esigenze (e potenzialmente anche di fare software raid), ma di questo, semmai, ne parleremo in un altro post. Per ora occupiamoci del modo più semplice possibile per cominciare a gustarci Zorin OS: Vai di partizionamento automatico scegliendo di installare Zorin OS a fianco di Windows 7.

Si apre un pannellino veramente molto intuitivo che ci chiede quanto spazio dedicare a Windows e quanto a Zorin OS.
Volendo si può scegliere anche il partizionamento avanzato: ci si para davanti un interfaccia grafica che ricorda molto gparted (quindi probabilmente lo è :P)
[PartizionamentoAvanzato]
Ma tanto per cambiare non ne parlo qui. Lasciamo che il sistema faccia il suo partizionamento con le dimensioni da noi scelte e andiamo avanti.
Durante l’installazione in sistema ci farà diverse domande: il nome utente etc, rispondiamo a tutte come meglio ci sentiamo e godiamoci (?) le immaginine carine che l’installer ci propina mentre si aspetta che il sistema di installi

Immagini dell’installer: Aprendo i dettagli in basso vi vengono specificati via via i comandi che l’installer esegue.

Giunti a fine lavoro riavviamo ed ecco il bootloader (grub2)

Bootloader con windows 7, memtest e zorin

L’installazione quindi è molto molto molto semplice, e tutto è molto automatizzato. Zorin OS ha una dotazione software iniziale abbastanza ragionevole: avete infatti wine e playonlinux (per compatibilità con giochi windows), i principali browser (chrome, firefox), LibreOffice, gimp per l’editing grafico, shotwell per importazione e gestione foto, Rhythmbox per gli mp3, brasero per la masterizzazione, e un interessantissimo software center (che è qualcosa che su linux esiste dal neolitico ma con cui gli utenti microsoft (almeno prima di windows 8) non hanno confidenza che vi permette di cercare e installare software analogamente ai vari app store dei telefoni cellulari senza il bisogno di andarseli a cercare col browser: una soluzione sicuramente molto più elegante del doversi cercare i .exe con explorer) stavolta molto più in stile android con tanto di recensioni degli utenti e un po’ moddato rispetto allo standard, con la possibilità di scaricare steam e i vari pacchetti associati.

Non ho fatto un test delle performance e onestamente sono piuttosto convinto di non doverlo fare: coprire i dettagli sull’installazione e al massimo sulla gestione del sistema è più che sufficiente in ambiente linux, al di la degli scriptini vari tutti i sistemi linux son gli stessi e dopo averne provati due li hai provati tutti (tranne le rare eccezioni, e i sistemi debian based non fanno mai eccezione). Si tratta di vedere con quale vi trovate meglio “a pelle”. Questo è un sistema di transizione da windows a linux, come potete vedere dall’immagine sotto il look and feel lo ricordano molto, e difficilmente si può pensare che la cosa sia del tutto involontaria. Se avete 10 giga e 10 minuti liberi sull’hard disk fate prima a provarlo che a cercare delle recensioni, al massimo potete farmi delle domande qui sotto, sarò ben felice di rispondere 🙂
Ciao e alla prossima!

Il pc non parte più: cosa fare?

4.5 Stars (4.5 / 5)

“Aiuto, non mi parte più il pc!” oppure “è morto il computer, non so cosa fare”. Il web è costellato di questo genere di post, e in generale la questione “non mi parte il computer” è piuttosto annosa e senza adeguati strumenti la diagnosi può essere complicata. A seguito posto un paio di righe spiegando i metodi che negli anni mi hanno aiutato a determinare quale fosse la ragione per cui non partiva il computer, anche in assenza di segnali acustici.

Individuare quali siano i motivi per cui non parte più il pc ci aiuta ad orientarci meglio e capire se valga la pena cambiare tutto oppure se sostituire solo un pezzo. Disconnettete l’alimentatore e armatevi di cacciavite: aprire un computer non è poi così difficile, e se siete in grado di ricordarvi cosa era attaccato dove non rischiate di fare danni seri al pc, danni di cui in ogni caso, io, non mi riterrò responsabile (fatelo a vostra discrezione), inoltre ricordate sempre che nei computer quasi tutti i collegamenti hanno una direzione privilegiata: assicuratevi sempre che quando inserite una spina faccia “click” quando provvista di aggancio, non forzate l’ingresso di niente e quando inserite i banchi di ram accertatevi che le alette salgano entrambe, altrimenti rischiate di squagliare tutto, dopo sì che il pc non parte più!

principali imputati in un computer (fisso) che non parte sono alimentatore (60-80€) e scheda madre (40-100€), come la logica può farci capire. Infatti quando un computer non parte si vola sempre basso e si cerca di capire cosa dia problemi al corretto fluire della corrente elettrica: l’alimentatore eroga potenza sulle varie linee, la scheda madre si

occupa di ridistribuirle alle componenti del pc, quindi se uno qualsiasi dei due non parte neanche il sistema si avvia. In linea di principio anche il processore potrebbe essere il problema, ma in tutta la mia vita non ho mai fuso un processore senza sapere di starlo fondendo (overclock smodati e cose simili), quindi per il principio del cavallo contro la zebra tenderei ad escluderlo quasi nella totalità dei casi in cui non parte il pc.

Bisogna capire fin da subito cosa si intende per “non parte il pc”. Nel caso in cui il bios non “posti” (ovvero non giunga alla schermata di caricamento del sistema operativo) è opportuna l’analisi dei beep della scheda madre (riferitevi al vostro manuale) e dei messaggi che vengono lasciati dal bios. In tal caso, se ne aveste una, liberatevi della stupidissima schermata introduttiva colorosa della scheda madre (generalmente con tab) e dedicatevi alla lettura dei suoi messaggi, tante volte si leggono dei warning, oppure si nota nella lista delle componenti riconosciute che manca un hard disk (magari proprio quello del sistema!) o altro. Ovviamente in quei casi provvedete ai soliti rimedi: staccare e riattaccare i cavi, pregare, oppure constatare il decesso e cambiare i componenti incriminati.
Attenzione! tante volte l’hard disk, e quindi anche tutto il pc non parte per colpa di un cavo difettoso, o per colpa di un controller difettoso, o per problemi di alimentazione (specialmente se possedete un alimentatore el skyfo), se vi è possibile testate sempre il vostro componente su computer diversi, e quando lo testate fate in modo di testare tutte le slot possibili e disconnettendo tutto il resto per accertarvi che sia proprio quell’hard disk a non funzionare, e non una combinazione mistica di situazioni avverse.

Se invece il vostro pc non parte proprio nel senso che le ventole non partono, il computer non fa beep o anche solo che la scheda video non parte e il monitor da segnale assente allora siamo di fronte a un problema più delicato, e paradossalmente questa è spesso una buona notizia perché significa che a morire è stato, quasi certamente, o l’alimentatore o la scheda madre (o il processore, ma se avete pulito le ventole e non avete fatto overclock è difficile che si fonda il processore), che si rimpiazzano con pochi euro (o nell’ultimo caso è la scheda video, che a seconda della fascia costa davvero tanto).
A questo punto però diventa vitale avere un altro alimentatore o un’altra scheda madre (o una scheda video) che partano con cui fare il test. Comunque sia, ricorrete di nuovo alla buona pratica di disconnettere il disconnettibile, attaccate l’alimentatore di prova alla scheda madre e vedete se parte. Se non avete una scheda video integrata attaccatene una che non consumi tanto, se possibile (in generale una scheda video che non sia “gaming” non consuma molto), attaccate un solo disco, un solo banco di ram, poi provate a cambiare disco, a cambiare banco di ram, financo a cambiare slot. Quando sarete assolutamente certi che si è fuso un pezzo o un altro potete provvedere a cambiarlo, oppure se non vi fidate portatelo in assistenza (vi siete comunque fatti una specie di preventivo: difficilmente vi prenderanno 500 euro per cambiare un alimentatore).

Riparazione di un difetto (righe sbiadite) della samsung clp300

5 Stars (5 / 5)

Posseggo la clp 300 da un anno circa, e da un bel pezzo aveva cominciato a stampare con delle strisce verticali più chiare e altre più scure. La cosa curiosa, in ciò, è che questo difetto si rilevava solamente sul nero, quindi doveva essere un difetto che non affliggeva componenti “globali” (fusore fotosensibile etc), e il fatto che la stampa fosse difettosa solo in alcune zone simmetriche orizzontalmente (quindi strisce verticali), faceva supporre che non fosse un problema di toner in sé, ma di come si distribuiva. Dal momento in cui col passare del tempo il problema andava peggiorando, diedi retta all’impreparatissimo omino dell’assistenza samsung che mi disse che era senz’altro colpa del toner, col prevedibile risultato dello spendere 50 euro inutilmente.

Una nota sull’assistenza samsung: fa a dir poco schifo, e questo è il complimento più grande che gli si possa fare. Cercano scuse (mi dissero di provare a cambiare il toner anche dopo che l’avevo già fatto, “cade la linea” in continuo, tutti quanti chiedono una cosa diversa etc.), sono impreparati (non sapevano che la clp300 era una stampante, e al telefono li senti proprio esitare) e non sono per niente cortesi . Per par condicio, mi dicono che più o meno tutti i centralini di assistenza si comportano nella stessa maniera, quindi il consiglio più appassionato che posso darvi è di andare dal venditore e farvelo mandare in garanzia da lui (che in alcuni casi vi dirà che “vi conviene” farlo da soli così ve lo vengono ad aggiustare direttamente a casa, ha ragione, ma non credete che sia il motivo principale, vuole evitarsi odissee alle quali però andreste incontro voi :P).

Continuando decisi, anche in virtù di quanto detto poco fa, di cercare un po’ di documentazione su internet e così partii a informarmi su chi fosse il vero colpevole (non avevo grande esperienza nel campo, era la mia prima stampante laser), postai su hwupgrade e qualcuno mi consigliò di seguire i suggerimenti di un tipo di un altro forum, passandomi il link.
Questo tizio del forum aveva fatto un post per il problema che aveva avuto e poi aveva educatamente postato la soluzione: diceva che bastava smontare il rullo fotosensibile e pulire la lama (così mi pare la chiamasse) incriminata, nel suo caso del giallo. Altri chiamano questo componente dotato di suddetta lama o coltello, drum o tamburo, mentre il manuale di servizio samsung li chiama developers. Questo mi ha senz’altro aiutato, tuttavia per un non esperto di stampanti laser, tantomeno a colori, non è un grandissimo aiuto, intanto perché devi andarti a cercare il nome e la lista dei componenti, poi non sai COME aprirli e pulirli, operativamente. Ieri sono riuscito a farlo con mia grande soddisfazione, oggi cerco di aiutare chiunque abbia il mio stesso problema (che pare essere un difetto molto comune, anche perché secondo me dipende dal toner marcio che vende in dotazione la samsung) a risolvere il problema da solo. Un piccolo disclaimer: Le stampanti laser sono piene di componenti sensibili a tutte le fonti di energia. Si tratti di campi elettrici (rari) o magnetici (a quanto pare), più comuni in prossimità di CRT e alimentatori, o addirittura semplici sorgenti luminose, oltre alle ovvie forze meccaniche, possono danneggiare il rullo fotosensibile. Il resto è sempre un accrocchio fatto di viti e ingranaggi di plastica che alla fine dovranno di nuovo incastrarsi come in origine, nel mio caso hanno causato al massimo un po’ di cigolio iniziale o un piccolo “click” quando si indentavano al primo avvio. Non fate questo lavoro se non ve la sentite, e proteggete il fotosensibile con cura maniacale da luce e colpi, tenendolo lontano da apparecchi bizzarri. Io mi sono limitato a coprirlo con un foglio (tanto coi fogli ci deve avere a che fare) e un paio di giri di scottex, per poi appoggiare il tutto su un impasto simile fatto di scottex e carta, per il resto, tipicamente, tranne urti drastici o drammi simili dovreste essere abbastanza al sicuro.

Aprite la stampante e estraete la vostra “imaging unit”, composta dai toner, il fotosensibile e i vari developers. Potete fare questo tirando verso di voi con la maniglia verde acqua che si trova in basso nel centro con un minimo di vigore (a questo punto non dovreste spaccare niente salvo fallimenti catastrofici). Preparatevi che questo semplice gesto potrebbe già sporcare un po’, e secondo alcuni il toner sarebbe dannoso per le vie respiratorie, dagli studi sembrerebbe di no ma un po’ di precauzione non ha mai ucciso nessuno. Mettete un foglio a4 a tappare il rullo fotosensibile, di colore verde brillante situato al lato opposto del toner, per il momento basterà appoggiarlo sopra delicatamente. Adesso estraete man mano i vari secchiellini di toner e alla fine anche il cestino di scarico del toner (quel coso grigio sulla sinistra), potete estrarre quest’ultimo usando l’impugnatura che si trova alla sua sinistra. Badate che se prima rischiavate di sporcare un po’ adesso l’asticella che va a confluire nello scarico dovrebbe quantomeno “fumare” un pochino. Riponete i 5 pezzi da parte: non serviranno finché non rimonterete il tutto.
E’ tempo di svitare il prezioso e delicato fotosensibile. Ancora una volta state attenti che se lo accozzorate è da buttare via, tenetelo un po’ al buio ma senza fare movimenti bruschi, in caso di dubbio meglio un po’ di luce (decisamente meglio) che non una tacca che si riprodurrebbe su tutte le pagine da quel momento in poi. Le viti si trovano una su un lato, l’altra in fronte, ma un po’ più internamente. A proposito di questa vite, se avete messo il foglio a4 ci sta che l’abbia coperta, spostate il foglio in modo che il braccio di plastica non sia più sotto, e abbassatelo in modo che la vite diventi visibile. A questo punto aggiungere dello scottex sopra al foglio può aiutare nel caso in cui vi cada il cacciavite mentre svitate (anche se non dovrebbe fare grandi danni, di per sé). Una volta rimosse le viti potete da un lato allargare il braccio in modo che scorra fuori, dall’altro l’unico modo che ho trovato è stato forzarlo un po’, l’incastro è davvero malevolo. Per quanto, per tutto il tempo, abbia temuto la rottura del braccio di plastica fortunatamente non è successo niente e alla faccia del mio timore e del mio sudore sono riuscito a farlo uscire senza dolori.

]Adesso non fate movimenti bruschi: il fotosensibile dovrebbe essere collegato al resto con una serie di fili. Ruotate, fin quando vi riesce, il fotosensibile rispetto allo stesso filo (in senso orario visto dall’alto, dovreste riuscire a ruotarlo di quasi 180 gradi), poi poggiatelo e abbondate di coperture e armature imbottite varie. Ora dovreste vedere, dietro allo stesso, i vari developer del toner, si riconoscono ovviamente dal colore, il nerò è più in basso e il giallo più in alto (d’ora in poi terrò questo sistema di riferimento, in basso verso il nero e in alto verso il giallo).

I drum sono estraibili senza bisogno di forza né di cacciavite, sono solo collegati con una guida e una molla come i cassetti nelle scrivanie. Se avete, come nel mio caso, il nero difettoso potete tranquillamente sfilare gli altri toner (cercando, quando possibile, di farlo ruotare in senso orario, in modo di non andare mai incontro al fotosensibile, a volte è un po’ laborioso ma sempre possibile, e sono più facili a rimettere che non ad estrarre quindi non abbiate timore, una volta arrivati qui il difficile è passato) e posizionarli da parte, questi non dovrebbero essere fiosi come il fotosensibile, cercate solo di non picchiottarli in giro per la stanza o appoggiarli su superfici bizzarre e dovreste essere a posto, le solite precauzioni.
Dovreste vedere, nel colore “incriminato” che la distribuzione del toner nel rullo è disomogenea, in particolare la zona che veniva più sbiadita si percepisce come una fascia un po’ meno opaca, su cui la luce si riflette di più. Ebbene questo significa proprio che cattura meno toner. Preparatevi all’impataccata del secolo: andatevi a prendere un sacchetto di plastica non bucato e mettete mano al solito cacciavite per svitare il pannellino metallico che sta sopra il tamburo prestando attenzione: sotto c’è un centimetro di toner che sottoposto a vento o pressione fuoriuscirà!

Ci sono 5 viti da svitare: due tengono due placchette in pressione sul pannello a entrambi i lati e una, centrale, tiene il pannello. Svitate tutte e 4 le viti, posizionate le placchette da parte in modo da ricordare dove e come vadano reinserite (in particolare cercate di ricordare che si devono incastrare sul pezzo di plastica nera che viene in fuori altrimenti si deformano), potete procedere all’estrazione del pannellino. Fate leva con un cacciavite piatto ai bordi del pannellino che adesso è svincolato ed è libero di uscire a meno di un minimo di depressione, ricordando di fare ammodo che se alzate bruscamente sarà il festival del toner, una goduria per polmoni e superfici domestiche. Una volta estratto mettetelo nel sacchetto, prendete un po’ del fedele scottex e ripulitelo in modo che il grosso del toner si vada a depositare nel sacco e non nell’aria, poi estraetelo per la pulizia di fino.
Il lato vicino al rullo (infatti mi dicevano di pulire i rulli, la terminologia è tecnicamente sbagliata perché i rulli erano perfetti) dovrebbe essere quello incriminato, personalmente ho trovato del toner incrostato che mi ha fatto pensare male della samsung (neanche avessi mai usato dei compatibili o autorigenerati!), ma nel vostro caso potrebbero essere anche un po’ di polvere, pezzi di carta bruciati, ragni morti, topi vivi, burbiglioni vari o cos’altro abbiate in casa, non mi interessa, fatto sta che per pulire dovrebbe bastare una vigorosa strusciata con un panno morbido e dell’alcool, così facendo rimuovete anche gran parte delle imperfezioni devo dire quasi “microscopiche” che impedivano una buona stampa. Una volta che siete certi della qualità della pulizia che avete operato (ricordate la fatica di smontare? vorrete evitarvi una nuova operazione, no?) potete chiudere e rimontare tutto. Un minimo di attenzione per le viti che vanno strinte di nuovo quanto prima, soprattutto quelle laterali, altrimenti vi sbrodolerà toner ai bordi e ve lo troverete anche sui fogli stampati, un altro pò di attenzione a maneggiare il fotosensibile (fate attenzione, quando lo reinserite, agli incastri che stanno in basso, smontando non si notano ma se rimontando sono vitali) e con l’invito a ricordarvi del secchiellino grigio del toner waste, e sarete di nuovo pronti.
Se la stampante si accende ma si inceppa facendo il ready check prima di ridistribuire il toner probabilmente avete rimontato male, a me è successo la prima volta. Ho smontato, rimontato e funzionava di nuovo, vattelappesca perché.

A richiesta (postate qua sotto o inviatemi un’email a kibuzo at altervista.org) invio una pagina che ho usato come riferimento per smontare la clp 300, si tratta di un esploso dell’imaging unit così come dovrebbe servire a voi, con tanto di freccine per dove vanno le viti, così intanto intuite l’entità del lavoro che dovrete fare e vi preparate psicologicamente, insieme ad essa potrebbe essere disponibile la lista dei pezzi della stampante, con disegnato il percorso fatto dalla carta, una sezione della stessa stampante, in sostanza.

Wacom graphire e linux: matrimonio perfetto.

Attenzione! questa guida è del 2009, quella tavoletta grafica è detonata in un’esplosione termonucleare da ormai tanto tempo. Vi invito a provare il metodo se volete, ma non garantisco il funzionamento, è cambiato molto nella gestione dei dispositivi in linux da allora, quindi può darsi che questo sistema non sia il migliore per far andare la wacom graphire su linux nel 2013 (e oltre :P).
Sono un fortunato utente linux conoscente della figlia di un possessore di una tavoletta grafica wacom graphire 3 che tuttavia non la utilizza (no. non è complicato come sembra), la tavoletta grafica è una blueberry, per la precisione il modello è “ET-0405-U”, e senza troppo sforzo la si può far funzionare su linux. Per un funzionamento un po’ migliore, tuttavia, è necessario lavorarci un pochino.

Tanto per cominciare il kernel linux. Il modulo necessario è “Graphire tablet support”, e lo trovate sotto device drivers -> input device support -> Tablets [*] -> Wacom intuos -> Graphire tablet support, o almeno così era nel kernel 2.6.27 di gentoo (che non penso sia troppo modificato, soprattutto in questo settore). Potete metterla sia come modulo che compilarlo direttamente nel kernel linux, non penso faccia differenza, tanto che nemmeno ricordo cosa ho fatto io. Va tuttavia detto che sottoforma di modulo è presente su quasi tutti i kernel precompilati delle distrubuzioni binarie (arch, debian e quindi ubuntu, slackware…), quindi per lo più potrete saltare questo passo.

Adesso non resta che modificare l’xorg.conf per fargli utilizzare la tavoletta wacom graphire come tavoletta e non come mouse (in quel modo pur qualcosa fa, ma è incredibilmente più sprecisa), dopo aver controllato a quale device è associato. Quest’ultimo passo è tutt’altro che scontato ed è forse il più difficoltoso in quanto le guide che si trovano online sono piuttosto oscure in merito, per non dire che non ne parlano affatto. Io ho fatto un piccolo test, per vedere se il device era quello giusto ho usato cat per “leggere” i vari device e ho provato a muovere la penna sopra la tavoletta wacom per vedere se succedeva qualcosa di stravagante (non mi aspetto che cat interpreti ammodino i moti della penna sulla tavoletta), tirando più o meno a caso tra i vari event e nel caso ci fosse wacom.

Operativamente

cat /dev/input/event6 (o /dev/input/event5 o /dev/input/wacom etc)

Osservazione dell’output

Se vengono delle schifezze incomprensibili è la tavoletta, se non vengono non è la tavoletta. Una volta individuato il device ci scriviamo il suo percorso su un foglio o sul monitor come tendo a fare io, “tanto poi si cancella”.

Individuato il device si modifica l’xorg.conf per far sì che X utilizzi la tavoletta come tavoletta, apritelo da root con il vostro programma preferito, personalmente tendo a usare joe o mousepad in ambito grafico, ma perlopiù la gente usa nano o gedit (questione di cattivo gusto :D).

Senza troppi complimenti limitatevi a copiare e incollare il testo che metto qua sotto, è quello che ho fatto io, modificando solo il device

Section “InputDevice”
Driver “wacom”
Identifier “stylus”
Option “Device” “/dev/input/event5” #USB ONLY
Option “Type” “stylus”
#Option “USB” “on” #USB ONLY
Option “KeepShape” “1”
Option “Mode” “absolute”
#Option “ForceDevice” “ISDV4” #Tablet PC ONLY
EndSection

Section “InputDevice”
Driver “wacom”
Identifier “eraser”
Option “Device” “/dev/input/event5” #USB ONLY
Option “Type” “eraser”
Option “KeepShape” “1”
Option “Mode” “absolute”
Option “USB” “on” #USB ONLY
#Option “ForceDevice” “ISDV4” #Tablet PC ONLY
EndSection

Section “InputDevice”
Driver “wacom”
Identifier “cursor”
Option “Device” “/dev/input/event5” #USB ONLY
Option “Type” “cursor”

Option “KeepShape” “1”
Option “Mode” “absolute”
Option “Mode” “relative”
Option “SendCoreEvents” “true”
Option “USB” “on” #USB ONLY
#Option “ForceDevice” “ISDV4” #Tablet PC ONLY
EndSection

Ricordando che le righe con il cancelletto sono commentate e possono anche essere rimosse, a vostro piacimento.
Dopodiché andate nella sezione denominata “ServerLayout” e aggiungete queste tre righe

InputDevice “eraser”
InputDevice “stylus”
InputDevice “cursor”

Dovreste essere a posto. Una piccola nota: Se non avete nessun altro device, tipo mouse touchpad ecc, dovete aggiungere Option “SendCoreEvents” a uno dei tre (non saprei quale di preciso, ma a occhio direi di tirare a indovinare uno dei tre e vedere se funziona) e poi scrivere InputDevice “pincopallo” CorePointer. Questo per una regola dell’xorg.conf che non ho mai capito, ovvero che bisogna avere uno e un solo CorePointer, nel mio caso era il mouse pertanto gli altri non potevano esserlo, ma nel caso in cui non si abbia il mouse se ne deve scegliere uno come “predefinito”. Se mettere due CorePointer uno dei due verrà ignorato, e questo è capitato a me quando ho provato a copiare la configurazione del mouse, un dettaglio così idiota mi ha fatto perdere un paio d’ore di tempo. Adesso dovrste essere pronti a giocare con gogh xournal etc, buon divertimento a tutti con wacom graphire e linux (con linux spero vi siate già divertiti un po’ in passato :P)!

Mumble, alternativa superiore a TeamSpeak/Ventrilo

Posto qua un estratto con oppurtune censure e modifiche (in particolare deve interessarvi poco il server su cui logghiamo noi e la sua password :P) nato per spiegare a degli utonti affezionati a windows e estremisti anti-modifiche, scansafatiche utenti di wow e teamspeak (che ricordiamo è compatibile con linux solo nel mondo di confetti rosa e orsacchiotti cucciolosi che si immaginavano gli sviluppatori mentre facevano uso di miele verde). Ie guide qua fatte potrebbero essere non valide, soprattutto nelle nuove versioni dove si prevede l’inserimento dei video da webcam nell’overlay, anzi, in particolare non si parla proprio di overlay, essendo il suo utilizzo precluso ad alcuni sistemi operativi e differente a seconda di quale si usa. Buona lettura.

1)Scaricare a installare mumble
Prima di tutto bisogna scaricare mumble, posto i link diretti qua sotto

Windows
Mac OSX
Home page (per linux e/o server/informazioni, nel caso di linux vi consiglio di scaricarvi e compilarvi il sorgente, sul sito ci sono le direttive e di solito non sono molto complesse)

Installare su un sistema windows o mac dovrebbe essere abbastanza semplice, il solito clicca e esegui, l’installazione dovrebbe andare avanti come con tutti i programmi e lasciare gli stessi collegamenti al programma che lasciano tutte (eventualmente su desktop ecc). A seconda della distribuzione l’installazione su linux potrebbe essere un pochino più problematica, in tal caso dovrebbe però essere sufficiente seguire le indicazioni che si trovano sul sito, e se non avete distribusioni senza gestori di pacchetti (tipo slackware) allora anche qua dovrebbe essere piuttosto semplice. Altrimenti cercate di arrangiarvi da soli, e se proprio non riuscite contattatemi pure, sono qua a posta. Una piccola nota, cercate di usare mumble 1.1.4, alcune versioni precedenti pare che fossero abbastanza buggate.

3) Primo avvio e wizard iniziale

Al primo avvio mumble dovrebbe chiedervi se fare o no il wizard per la configurazione. Le impostazioni che si modificano in questo wizard sono piccoli ritocchi, e la maggior parte delle persone non noteranno neanche la differenza tra prima e dopo, quindi consiglio ai più pigri o a chi ha meno tempo di saltare questo wizard, al peggio potete rifarlo dopo, se non siete soddisfatti delle performance.

La primissima videata del wizard non dice niente, il solito “benvenuto nel wizard blahblah”, l’unica cosa utile che dice è che non manderà nessuno dei suoni che farete nel wizard a nessun server, potete dare next senza problemi.

La seconda dovrebbe essere denominata “device selection”, anche qua dovreste avere qualche opzione di default che se non sapete di modificare allora probabilmente va già bene, e se invece sapete di doverla modificare è inutile che vi stia a dire come, saprete senz’altro il fatto vostro 😀
Un solo appunto per l’output device: l’opzione “use positional audio” non dovrebbe servire su wow, per quanto mi pare di aver capito è solo per giochi che lo supportano e consiste nel sentire le voci di alcune persone sulla cuffia destra e di altre sulla cuffia sinistra, disattivatela.

In “Device tuning”, la prossima sezione, si chiede per la prima volta di ascoltare un suono. Dovreste sentire una cosa abbastanza “artificiale”, dei toni che cambiano, voi cercate di spostare il più possibile verso sinistra il cursore, abbassate di un “passo” alla volta finché non sentite anomalie, il più di voi, anche qua, riuscirà a abbassare a 20 ms senza nessun problema. Appena avete fatto procedete verso la prossima impostazione.

Volume tuning.
Questa è una delle parti più importanti di questo wizard, serve sostanzialmente a impostare il filtro che faccia in modo che il rumore di fondo venga filtrato e il parlato venga riconosciuto.
In primo luogo vi si chiede di trafficare con le impostazioni di sistema. Aprite il pannello di controllo audio (che avrà un nome diverso a seconda del sistema e del programma che usate, ma lo conoscete senz’altro) e attivate il microphone boost e mettete al massimo il volume del microfono. Ora urlate, come quando siete arrabbiati o particolarmente “presi”, e guardate fin dove si illumina la barra. Abbassate il volume del microfono per fare sì che, sotto queste condizioni, la parte rossa non si illumini mai. Questo è per evitare che quando una persona urla nel microfono sovraccarichi la scheda audio provocando distorsione (la voce che fa fruscio, ad esempio), come ben potete vedere è un’impostazione “utile” ma non “fondamentale” 😛
La seconda parte serve invece per filtrare i rumori di fondo. Parlate a voce bassa, come se foste in biblioteca, e fate in modo che si illumini almeno la prima parte della barra verde, potete spostare l’inizio della barra verde utilizzando l’apposito slider che vedete sotto la barra. quando avete finito date next per passare all’ultima parte del wizard.

Voice Activity Detection
Questa parte serve per far accorgere mumble di quando incominciate a parlare e finché state parlando. Quando cominciate a parlare dovrebbe illuminarsi almeno un po’ la parte verde, poi provate a continuare a parlare, finché perdete un po’ di fiato e cala un minimo il volume. Bene, fin tanto che parlate, con tutte le escursioni tonali delle vostre ugole, almeno un pezzo della parte gialla deve essere illuminato, non vi preoccupate se, sotto queste condizioni, sforate in quella verde, l’importante è che non stiate solo sul rosso. Quando smettete di parlare, con i vari rumori di fondo quali cani che abbaiano, vicini che ascoltano radio maria, gabbiani che fanno i loro versi e mp3 in background (e, ultimo ma non ultimo, voi che respirate), la parte gialla e quella verde NON devono essere illuminate per niente.
I due slider che vedete sotto servono proprio ad ampliare la parte gialla a scapito della rossa o della verde, fate un po’ di prove e vedete.
L’ultima parte di questo step serve per permettervi di respirare mentre parlate. Dice dopo quanto deve smettere il client di trasmettere i dati. In poche parole.. impostandolo in un secondo, quando dico “ciao, come va” dovrei poter dire “ciao”, poi aspettare un secondo e dire “come” e, ancora dopo un secondo “va”, un secondo è un tempo ragionevole quasi per tutti, spesso passa qualcosa del genere tra una frase e l’altra. Impostarlo troppo basso vi costringerebbe a parlare tutti come Luttazzi 😛

3) Connettersi a un particolare server e cercarne altri

Connettersi a un server ricorda tanto il metodo “team speak”, per quanto ricordo non c’è proprio alcuna differenza. Cliccate su server e date connect. Vi si aprirà una finestra con due linguette: Server Browser e Custom Servers. La prima è per girare tra i vari server pubblici, la seconda è per aggiungerne di personali. Useremo la seconda.
1) Scegliete un nome con cui memorizzare localmente il server e mettetelo in Label.
2) Come indirizzo (Address) scrivete ******.********.***
3) Come porta (port) scegliete la *****
4) Scegliete un nome utente e mettetelo in “user name”, come su TS deve essere unico sul server.
5) Lasciate vuoto il campo “password”, stiamo usando un server pubblico senza alcuna password
6) Date “add” per memorizzare questo server sul vostro computer.
7) A questo punto selezionate il server (che dovrebbe apparire nella lista col nome da voi scelto per il campo “label”) e date connect. Dovreste connettervi in pochi secondi e senza nessun problema. Il server è pubblico ma di solito non ci logga nessuno, e credetemi, ultimamente ho avuto abbastanza modo di testarlo, è il mio “posto speciale” :P. Ora siamo pronti per la parte finale.

Ultimo) Il push to talk e il menu delle impostazioni
Configure->Settings aprirà una finestra autoesplicativa per cambiare le impostazioni del client.
La prima cosa da fare è spuntare l’opzione “expert config” che si trova nell’angolo in basso a sinistra della finestra, tanto modificare le opzioni di mumble non ucciderà nessuno e di solito ne vale la pena.
In “audio input” si possono cambiare le modalità di trasmissione, da “voice activity” a “push to talk”, e continuous. L’ultimo lo sconsiglio, non fa che trasmettere anche quando state zitti e rischia di saturare la banda, sia la vostra che quella del server che quella degli altri, la prima invece fa attivare la voce quando si accorge che parlate, la 2° la conoscete bene, è il push to talk.
Si può cambiare anche la dimensione dei pacchetti inviati al server, in “compression”, sempre sotto “audio input” ci sono la qualità audio e la complessità dell’algoritmo. Aumentandoli migliorerà il risultato finale, tuttavia il primo dei due aumenta la banda utilizzata, la seconda invece aumenta l’utilizzo del processore. Di solito i termini di aumento sono ragionevoli e ho sempre tenuto tutto al massimo, ma può essere utile poterli cambiare.

Un altro menu importante è “audio output”, che permette di impostare il volume e, molto più importante, fare delle prove. Il loopback può essere impostato in “none” “local” e “server”. Il primo è quello che userete mentre parlate normalmente durante il raid, il secondo serve per testare la voce, come su TS, per vedere se va il push to talk ecc, il terzo invece fa lo stesso, ma invece che farlo in locale manda l’audio al server e se lo fa rispedire indietro, testando così la latenza. Nessuno vi sentirà mentre fate questi test, vi sentiranno solo se mettete “none”.

Dal menu laterale si accede a “shortcut”. Questa sezione serve per “bindare” dei tasti importanti come push to talk mute self ecc, non dovrebbero essere necessarie spiegazioni.

Gestione dei banner (firefox)

Apro la mia carriera di redattore (blogger non mi è mai piaciuto, così come il termine blog, mi sembra un rigurgito dal suono soffocato particolarmente spiacevole) con un articoletto circa i banner, che dovrebbe interessare tutti i futuri frequentatori dal momento che i banner fanno parte del mio sito.

I banner forniti da altervista agevolano il felice sviluppo di ogni sito della comunità, permettendoci di acquistare risorse come banda, spazio su disco e altre agevolazioni “tecniche” come database più potenti (ben lungi da me il mendicare, essendo ciò pure vietato da regolamento e effettivamente un po’ “squallidotto”), pertanto l’idea di averli non mi provoca particolare disgusto.

Tuttavia mi rendo conto che la loro presenza rischia di essere sgradevole, tanto che io stesso avevo trovato poco fa un tool che mi permetteva di filtrarli in firefox, rendendo la navigazione meno “fastidiosa”, più fluida e, per le macchine meno potenti, meno pesante. E’ mia intenzione scrivere una brevissima miniguida per filtrare i banner, utile anche sul mio sito, nel caso in cui quel frame in prima pagina desse particolarmente fastidio (lo lascio praticamente solo per i visitatori occasionali, che spendono più tempo a impostare un filtro piuttosto che a caricarlo una o due volte, io stesso lo filtro).

L’addon che adopero per filtrare i banner si chiama “ad-block plus” ed è scaricabile e installabile gratuitamente su firefox 2.x e 3.x da http://adblockplus.org/en/ , una volta installato è necessario un riavvio del browser per cui mettete “al sicuro” tutti i link aperti nelle vostre linguette. Il suo uso è piuttosto facile, in particolare per il mio sito, per il quale questa guida è stata concepita, basta cliccare col destro del mouse dove vedete il banner e dare “ad-block frame”. A questo punto vi apparirà automaticamente una finestra dove è presente un link del genere http://ad.altervista.org/blah/blah/blah….

Limitatevi a correggerlo in http://ad.altervista.org/*, in modo tale che blocchi tutti i pacchetti provenienti da “ad.altervista.org” (che si da il caso sia il server di banner di altervista), e non vedrete più alcun banner.

Se volete estendere l’uso ad altri siti sappiate che questo modo è un po’ “scellerato” e si tende ad evitarlo. Non sempre i vari siti hanno un server specifico da cui traggono banner, e non è detto che quel server contenga solamente banner, pertanto badate che * vi filtrerebbe un po’ troppo. Con qualche accortezza si può arrivare a filtrare veramente molto bene, ormai non vedo banner da parecchio tempo, in particolare non è proibito l’uso di un filtro della forma http://sito.dominio/*.jpg per filtrare tutti quanti i file jpg provenienti da quel sito, oppure fare lo stesso per i swf o gli mp3 etc, si può filtrare ogni formato, sta alla vostra fantasia e alla vostra voglia di ottimizzare il browser trovare la combinazione giusta. Auguri, e bentrovati!