Guida all’installazione di Zorin OS 7 a fianco di windows

4.5 Stars (4.5 / 5)

Quest’oggi vi faccio una guida “quick and dirty” di come eseguire l’installazione di Zorin OS 7  a fianco di windows senza sporcarsi le mani: vi bastano 10 gb di hard disk e un computer di non più di 10 anni fa.
Scaricate la ISO di Zorin OS 7 dal sito ufficiale e masterizzatevela su un dvd (o su chiavetta USB, pur che poi sappiate avviare da chiavetta), riavviate e istruite il bios di avviare da dvd (o da chiavetta), di solito spammando F8 finché non vi viene chiesto da quale periferica avviare, al che scegliete di avviare l’installazione. Dopo un breve caricamento arrivate alla seguente schermata

Preparazione all’installazione di Zorin OS

Una volta constatato di avere i requisiti potete andare avanti e procedere al partizionamento. Qua potrete scegliere tra l’installazione di Zorin OS a fianco di Windows 7 (ed è ciò di cui mi occuperò) oppure di sostituire Zorin OS a Windows 7, cosa che potrete fare più avanti se deciderete che il sistema vi piace.

Scelta del tipo di installazione

Tra le altre cose, per chi fosse interessato, quando si esegue l’installazione di Zorin OS in solitario, cioè senza Windows nello stesso hard disk si può scegliere il sistema di partizionamento avanzato o quello automatizzato con LVM, che un modo nuovo e carinissimo di fare le partizioni logiche su linux che sto sperimentando da poco e con cui mi trovo molto bene, che permette di allargare e restringere le partizioni in un attimo a seconda delle esigenze (e potenzialmente anche di fare software raid), ma di questo, semmai, ne parleremo in un altro post. Per ora occupiamoci del modo più semplice possibile per cominciare a gustarci Zorin OS: Vai di partizionamento automatico scegliendo di installare Zorin OS a fianco di Windows 7.

Si apre un pannellino veramente molto intuitivo che ci chiede quanto spazio dedicare a Windows e quanto a Zorin OS.
Volendo si può scegliere anche il partizionamento avanzato: ci si para davanti un interfaccia grafica che ricorda molto gparted (quindi probabilmente lo è :P)
[PartizionamentoAvanzato]
Ma tanto per cambiare non ne parlo qui. Lasciamo che il sistema faccia il suo partizionamento con le dimensioni da noi scelte e andiamo avanti.
Durante l’installazione in sistema ci farà diverse domande: il nome utente etc, rispondiamo a tutte come meglio ci sentiamo e godiamoci (?) le immaginine carine che l’installer ci propina mentre si aspetta che il sistema di installi

Immagini dell’installer: Aprendo i dettagli in basso vi vengono specificati via via i comandi che l’installer esegue.

Giunti a fine lavoro riavviamo ed ecco il bootloader (grub2)

Bootloader con windows 7, memtest e zorin

L’installazione quindi è molto molto molto semplice, e tutto è molto automatizzato. Zorin OS ha una dotazione software iniziale abbastanza ragionevole: avete infatti wine e playonlinux (per compatibilità con giochi windows), i principali browser (chrome, firefox), LibreOffice, gimp per l’editing grafico, shotwell per importazione e gestione foto, Rhythmbox per gli mp3, brasero per la masterizzazione, e un interessantissimo software center (che è qualcosa che su linux esiste dal neolitico ma con cui gli utenti microsoft (almeno prima di windows 8) non hanno confidenza che vi permette di cercare e installare software analogamente ai vari app store dei telefoni cellulari senza il bisogno di andarseli a cercare col browser: una soluzione sicuramente molto più elegante del doversi cercare i .exe con explorer) stavolta molto più in stile android con tanto di recensioni degli utenti e un po’ moddato rispetto allo standard, con la possibilità di scaricare steam e i vari pacchetti associati.

Non ho fatto un test delle performance e onestamente sono piuttosto convinto di non doverlo fare: coprire i dettagli sull’installazione e al massimo sulla gestione del sistema è più che sufficiente in ambiente linux, al di la degli scriptini vari tutti i sistemi linux son gli stessi e dopo averne provati due li hai provati tutti (tranne le rare eccezioni, e i sistemi debian based non fanno mai eccezione). Si tratta di vedere con quale vi trovate meglio “a pelle”. Questo è un sistema di transizione da windows a linux, come potete vedere dall’immagine sotto il look and feel lo ricordano molto, e difficilmente si può pensare che la cosa sia del tutto involontaria. Se avete 10 giga e 10 minuti liberi sull’hard disk fate prima a provarlo che a cercare delle recensioni, al massimo potete farmi delle domande qui sotto, sarò ben felice di rispondere 🙂
Ciao e alla prossima!

Il pc non parte più: cosa fare?

4.5 Stars (4.5 / 5)

“Aiuto, non mi parte più il pc!” oppure “è morto il computer, non so cosa fare”. Il web è costellato di questo genere di post, e in generale la questione “non mi parte il computer” è piuttosto annosa e senza adeguati strumenti la diagnosi può essere complicata. A seguito posto un paio di righe spiegando i metodi che negli anni mi hanno aiutato a determinare quale fosse la ragione per cui non partiva il computer, anche in assenza di segnali acustici.

Individuare quali siano i motivi per cui non parte più il pc ci aiuta ad orientarci meglio e capire se valga la pena cambiare tutto oppure se sostituire solo un pezzo. Disconnettete l’alimentatore e armatevi di cacciavite: aprire un computer non è poi così difficile, e se siete in grado di ricordarvi cosa era attaccato dove non rischiate di fare danni seri al pc, danni di cui in ogni caso, io, non mi riterrò responsabile (fatelo a vostra discrezione), inoltre ricordate sempre che nei computer quasi tutti i collegamenti hanno una direzione privilegiata: assicuratevi sempre che quando inserite una spina faccia “click” quando provvista di aggancio, non forzate l’ingresso di niente e quando inserite i banchi di ram accertatevi che le alette salgano entrambe, altrimenti rischiate di squagliare tutto, dopo sì che il pc non parte più!

principali imputati in un computer (fisso) che non parte sono alimentatore (60-80€) e scheda madre (40-100€), come la logica può farci capire. Infatti quando un computer non parte si vola sempre basso e si cerca di capire cosa dia problemi al corretto fluire della corrente elettrica: l’alimentatore eroga potenza sulle varie linee, la scheda madre si

occupa di ridistribuirle alle componenti del pc, quindi se uno qualsiasi dei due non parte neanche il sistema si avvia. In linea di principio anche il processore potrebbe essere il problema, ma in tutta la mia vita non ho mai fuso un processore senza sapere di starlo fondendo (overclock smodati e cose simili), quindi per il principio del cavallo contro la zebra tenderei ad escluderlo quasi nella totalità dei casi in cui non parte il pc.

Bisogna capire fin da subito cosa si intende per “non parte il pc”. Nel caso in cui il bios non “posti” (ovvero non giunga alla schermata di caricamento del sistema operativo) è opportuna l’analisi dei beep della scheda madre (riferitevi al vostro manuale) e dei messaggi che vengono lasciati dal bios. In tal caso, se ne aveste una, liberatevi della stupidissima schermata introduttiva colorosa della scheda madre (generalmente con tab) e dedicatevi alla lettura dei suoi messaggi, tante volte si leggono dei warning, oppure si nota nella lista delle componenti riconosciute che manca un hard disk (magari proprio quello del sistema!) o altro. Ovviamente in quei casi provvedete ai soliti rimedi: staccare e riattaccare i cavi, pregare, oppure constatare il decesso e cambiare i componenti incriminati.
Attenzione! tante volte l’hard disk, e quindi anche tutto il pc non parte per colpa di un cavo difettoso, o per colpa di un controller difettoso, o per problemi di alimentazione (specialmente se possedete un alimentatore el skyfo), se vi è possibile testate sempre il vostro componente su computer diversi, e quando lo testate fate in modo di testare tutte le slot possibili e disconnettendo tutto il resto per accertarvi che sia proprio quell’hard disk a non funzionare, e non una combinazione mistica di situazioni avverse.

Se invece il vostro pc non parte proprio nel senso che le ventole non partono, il computer non fa beep o anche solo che la scheda video non parte e il monitor da segnale assente allora siamo di fronte a un problema più delicato, e paradossalmente questa è spesso una buona notizia perché significa che a morire è stato, quasi certamente, o l’alimentatore o la scheda madre (o il processore, ma se avete pulito le ventole e non avete fatto overclock è difficile che si fonda il processore), che si rimpiazzano con pochi euro (o nell’ultimo caso è la scheda video, che a seconda della fascia costa davvero tanto).
A questo punto però diventa vitale avere un altro alimentatore o un’altra scheda madre (o una scheda video) che partano con cui fare il test. Comunque sia, ricorrete di nuovo alla buona pratica di disconnettere il disconnettibile, attaccate l’alimentatore di prova alla scheda madre e vedete se parte. Se non avete una scheda video integrata attaccatene una che non consumi tanto, se possibile (in generale una scheda video che non sia “gaming” non consuma molto), attaccate un solo disco, un solo banco di ram, poi provate a cambiare disco, a cambiare banco di ram, financo a cambiare slot. Quando sarete assolutamente certi che si è fuso un pezzo o un altro potete provvedere a cambiarlo, oppure se non vi fidate portatelo in assistenza (vi siete comunque fatti una specie di preventivo: difficilmente vi prenderanno 500 euro per cambiare un alimentatore).

Termodinamica: applicazioni semplici.

1) Perché i maglioni tengono caldo

2) Perché il caldo umido è più fastidioso

3) Come mai si riesce a pattinare sul ghiaccio

4) Perché salendo di quota diventa più freddo

5) Perché piove

Cinque applicazioni della termodinamica spiegate in modo semplice e alla portata di tutti, in un certo senso possono essere considerate come alcune “FAQ” di questa materia enorme e bellissima, che solo per essere trattata in modo banale impiegherebbe un lungo tempo: di fatti queste spiegazioni saranno tutto tranne che complete e rigorose, la solita spazzatura che si trova sul web (diventa sempre più difficile trovarci roba di “qualità”, ahimé). Useremo, sfortunatamente, un principio di termodinamica classica (anzi, useremo principalmente l’equazione di stato senza neanche tirare in ballo i principi della termodinamica), con la speranza in futuro di usare la termodinamica un po’ meno classica, ma ci vorrà del tempo.

Via alle domande sulle Applicazioni pratiche e spicciole della termodinamica di tutti i giorni!


1) Perché i maglioni tengono caldo?

La termodinamica ci viene incontro anche a livello di scuola superiore per questa semplice applicazione: eppure molti di noi non ci hanno mai pensato. La risposta è semplice e veloce: L’aria è un cattivo, ma che dico, pessimo conduttore di calore. Essendo un pessimo conduttore di calore una maglia riesce a intrappolare uno strato d’aria sotto sé stesso che dopo un po’ di tempo riusciamo a scaldare. Questo strato d’aria, se pur in parte a contatto con l’aria esterna, non si raffredda significativamente (non di quanto riusciamo noi a scaldarlo col nostro corpo), e quindi sentiamo più caldo. Ovviamente la realtà dei fatti è che abbiamo dell’aria con una certa conducibilità termica, e due sorgenti (il nostro corpo e l’aria esterna) a temperature diverse, essendo la corrente di calore proporzionale alla superficie di contatto e alla conducibilità abbiamo che riducendo la superficie d’aria esposta al freddo c’è un flusso di calore minore, quindi ci teniamo per noi il nostro calore e ci raffreddiamo di meno.

2) Perché il caldo umido è più fastidioso?

Abbiamo un metodo naturale per difenderci dal caldo: la sudorazione. Sudando depositiamo un fluido (del tutto simile all’acqua, ma non, ovviamente, H2O purissima) sulla nostra pelle. Il sudore evapora assorbendo calore dal nostro organismo, quindi raffreddandolo. Con l’umidità dell’aria elevata abbiamo che l’aria è già satura, o quasi, di acqua, pertanto l’evaporazione del sudore è rallentata, sempre di più man mano che l’umidità aumenta, così abbiamo che chi tipicamente suda di più soffre enormemente l’umidità (ciao, mi chiamo Stefano!), e chi invece suda di meno è meno influenzato: anzi, si potrebbe quasi dire che sotto i 36°C l’aria umida assorbe più calore da noi, perché ha un calore specifico più elevato, dovuto appunto all’umidità (questo la dice lunga sulla veridicità del dato uscito in questi anni: “temperatura percepita”, che va tanto forte al telegiornale in periodo estivo)!

Se come me una volta in vita vostra avete provato sollievo a prendervi delle ventate in faccia col volto sudato non pensiate che sia lo stesso fenomeno: si tratta, sì, del sudore che assorbe calore da noi, ma solo perché viene raffreddato dal vento che ci picchia sopra! Contenti? adesso ogni volta che suderete penserete alla termodinamica. Andiamo avanti.

3) Come mai si riesce a pattinare sul ghiaccio?

Qua subentra la mia equazione preferita nella termodinamica “spicciola”

PV=nRT

È la famosa equazione di stato, che tutti conoscono, o forse tutti DOVREBBERO conoscere (sono nazista quando si tratta di termodinamica!), in quanto credo si insegni in tutte le scuole, a un certo punto del cammino, e sarebbe interessante discuterne qualche applicazione. Teoricamente funziona solo coi gas perfetti, ma per le nostre esigenze va benone anche per altro, in quanto non intendiamo tirare fuori dei numeri precisi ma solo constatare delle proporzionalità per vedere qualche piccola applicazione pratica a livello intuitivo, per cui possiamo tenere il livello basso. P è la pressione, V il volume, n è indicativo della quantità di gas che abbiamo, R è una costante, T la temperatura. Abbiamo dunque che a parità di quantità un fluido sottoposto a una maggior pressione tenderà o a diminuire il suo volume (molto comune nell’esperienza di tutti i giorni), oppure ad aumentare la sua temperatura. Non ci si pensa mai, ma anche questo caso è molto comune. Immaginiamo infatti di prendere un qualunque solido e di applicarci sopra una pressione. Come fa il solido in questione a diminuire il suo volume? Non potendo la sua “scelta” (poverino, non è troppo intelligente, difficilmente “sceglierà”) ricade sull’aumento di temperatura. Sembra strano, ma se ci pensate bene sono convinto che vi venga in mente che piegando un pezzo di alluminio numerose volte l’avete sentito più caldo, lo stesso può succedere martellando un chiodo e probabilmente è la stessa cosa anche quando si schiaccia il burro con la forchetta. Il ghiaccio non è immune a questo effetto, quindi quando passiamo la lama del pattino sul ghiaccio abbiamo che la pressione aumenta enormemente (la pressione è forza/superficie, la superficie di una lama è quasi nulla) e riesce a liquefare istantaneamente il ghiaccio, allora sì che può scivolare! (il ghiaccio non è per niente liscio di per sé: se qualcuno di voi ha sbrinato un congelatore forse se n’è accorto, passando una spatola sul ghiaccio succede di tutto, ma di certo non si “scivola”, cominciamo a scivolare quando il ghiaccio comincia a sciogliersi, e si scioglie facilmente proprio in virtù dell’equazione di stato). Nessuna magia, solo un semplice principio di termodinamica.

4) Come mai salendo di quota l’aria diventa più fredda?

Ci si potrebbe aspettare che le zone più calde dell’atmosfera siano quelle più in alto, in quanto sono più vicine al sole, anche se ovviamente sappiamo che non è così. In verità quello che accade è che la principale azione del sole è scaldare il suolo terrestre, che poi a sua volta scalda l’aria a partire dal basso; non bisogna pertanto sorprenderci se in alta montagna la temperatura è inferiore che a valle.
Qua entrerebbe di mezzo qualche principietto di temodinamica un pochino più avanzato che non abbiamo modo di discutere: vi basti sapere che la distanza fisica non è il solo parametro che influenza la conduzione di calore, anzi se andate a vedere non è neanche una variabile termodinamica significativa.

Un buon modello di colonne d’aria atmosferiche è il modello adiabatico (letteralmente: senza scambi di calore). Questo perché l’aria è un pessimo conduttore di calore, come accennato precedentemente, quindi il tempo impiegato dall’aria a scaldarsi o raffreddarsi è piccolo rispetto al tempo impiegato a raggiungere l’equilibrio meccanico (se fate una flautulenza in mare questa viene a galla molto prima di raffreddarsi: e lì è in contatto termico con l’acqua, un OTTIMO conduttore di calore!), quindi si ha che sostanzialmente l’aria va a posizionarsi in equilibrio con la sua pressione e densità e a quel punto si trova già con la temperatura in equilibrio con il resto dell’aria (equilibrio termodinamico).

Meno banale è il fenomeno della precipitazione vera e propria, perché se bastasse quello che ho appena detto sarebbe automatico che appena si vede una nuvola sta piovendo: è chiaro che non è così.

Infatti se è vero che quando il vapor d’acqua giunge in quota condensa, è meno realistico pensare che appena condensi riesca ad arrivare al suolo sottoforma di goccia: quello che succede più realisticamente è che una piccola goccia evapora e se ne torna nella nuvola ben prima di toccare il suolo, soprattutto se l’aria è sufficientemente secca.

Piccola parentesi, piccola domanda: in questo scenario di piccola applicazione della termodinamica dovreste aver potuto notare che la “nuvola” non è la cosa semplice che ci sembrava da bambini: è infatti un oggetto molto simpatico in continua ricerca di equilibrio, è una regione di spazio in equilibrio termodinamico e meccanico. Aspetta, cos’è? pensateci per casa: cos’è una nuvola? prese n particelle di una nuvola che succede a queste particelle nel tempo?
Vi avviso che forse non vi basta la termodinamica che conoscente, ma la vita diventa banale e noiosa se si parla solo di ciò che si sa!

Torniamo a noi: perché si riesca veramente ad ottenere una pioggia degna di tale nome dobbiamo avere una nube capace di formare dei cristalli di ghiaccio abbastanza grandi da vincere, con la propria forza peso, le correnti ascensionali dovute al riscaldamento durante la discesa: inoltre, una volta in caduta libera, è possibile che delle masse d’acqua maggiori entrino in contatto con masse più piccole, perché più lente, e riescano a trascinarle con sé. In quel modo si riesce ad ottenere una pioggia capace di toccare il suolo.

È un articolo scemo e di livello bassissimo, quasi squallido, ma spero che abbia aperto uno spiraglio da cui potrebbero entrare un mare di informazioni. E la termodinamica non è neanche questa roba qua che vedete, la termodinamica è un argomento enorme, molto interessante che va a scomodare temi sensibili come la struttura della materia. Sarebbe interessante, e se un giorno mi verrà in mente un modo lo farò. fare un articoletto (Termodinamica avanzata: applicazioni? :P) capace di far capire senza scadere nel tecnico come un fisico possa vedere il mondo della termodinamica, ensemble, macrostati, microstati e cosine simili. Si parte contando le palline, si finisce spaccando i vetri!

Riparazione di un difetto (righe sbiadite) della samsung clp300

5 Stars (5 / 5)

Posseggo la clp 300 da un anno circa, e da un bel pezzo aveva cominciato a stampare con delle strisce verticali più chiare e altre più scure. La cosa curiosa, in ciò, è che questo difetto si rilevava solamente sul nero, quindi doveva essere un difetto che non affliggeva componenti “globali” (fusore fotosensibile etc), e il fatto che la stampa fosse difettosa solo in alcune zone simmetriche orizzontalmente (quindi strisce verticali), faceva supporre che non fosse un problema di toner in sé, ma di come si distribuiva. Dal momento in cui col passare del tempo il problema andava peggiorando, diedi retta all’impreparatissimo omino dell’assistenza samsung che mi disse che era senz’altro colpa del toner, col prevedibile risultato dello spendere 50 euro inutilmente.

Una nota sull’assistenza samsung: fa a dir poco schifo, e questo è il complimento più grande che gli si possa fare. Cercano scuse (mi dissero di provare a cambiare il toner anche dopo che l’avevo già fatto, “cade la linea” in continuo, tutti quanti chiedono una cosa diversa etc.), sono impreparati (non sapevano che la clp300 era una stampante, e al telefono li senti proprio esitare) e non sono per niente cortesi . Per par condicio, mi dicono che più o meno tutti i centralini di assistenza si comportano nella stessa maniera, quindi il consiglio più appassionato che posso darvi è di andare dal venditore e farvelo mandare in garanzia da lui (che in alcuni casi vi dirà che “vi conviene” farlo da soli così ve lo vengono ad aggiustare direttamente a casa, ha ragione, ma non credete che sia il motivo principale, vuole evitarsi odissee alle quali però andreste incontro voi :P).

Continuando decisi, anche in virtù di quanto detto poco fa, di cercare un po’ di documentazione su internet e così partii a informarmi su chi fosse il vero colpevole (non avevo grande esperienza nel campo, era la mia prima stampante laser), postai su hwupgrade e qualcuno mi consigliò di seguire i suggerimenti di un tipo di un altro forum, passandomi il link.
Questo tizio del forum aveva fatto un post per il problema che aveva avuto e poi aveva educatamente postato la soluzione: diceva che bastava smontare il rullo fotosensibile e pulire la lama (così mi pare la chiamasse) incriminata, nel suo caso del giallo. Altri chiamano questo componente dotato di suddetta lama o coltello, drum o tamburo, mentre il manuale di servizio samsung li chiama developers. Questo mi ha senz’altro aiutato, tuttavia per un non esperto di stampanti laser, tantomeno a colori, non è un grandissimo aiuto, intanto perché devi andarti a cercare il nome e la lista dei componenti, poi non sai COME aprirli e pulirli, operativamente. Ieri sono riuscito a farlo con mia grande soddisfazione, oggi cerco di aiutare chiunque abbia il mio stesso problema (che pare essere un difetto molto comune, anche perché secondo me dipende dal toner marcio che vende in dotazione la samsung) a risolvere il problema da solo. Un piccolo disclaimer: Le stampanti laser sono piene di componenti sensibili a tutte le fonti di energia. Si tratti di campi elettrici (rari) o magnetici (a quanto pare), più comuni in prossimità di CRT e alimentatori, o addirittura semplici sorgenti luminose, oltre alle ovvie forze meccaniche, possono danneggiare il rullo fotosensibile. Il resto è sempre un accrocchio fatto di viti e ingranaggi di plastica che alla fine dovranno di nuovo incastrarsi come in origine, nel mio caso hanno causato al massimo un po’ di cigolio iniziale o un piccolo “click” quando si indentavano al primo avvio. Non fate questo lavoro se non ve la sentite, e proteggete il fotosensibile con cura maniacale da luce e colpi, tenendolo lontano da apparecchi bizzarri. Io mi sono limitato a coprirlo con un foglio (tanto coi fogli ci deve avere a che fare) e un paio di giri di scottex, per poi appoggiare il tutto su un impasto simile fatto di scottex e carta, per il resto, tipicamente, tranne urti drastici o drammi simili dovreste essere abbastanza al sicuro.

Aprite la stampante e estraete la vostra “imaging unit”, composta dai toner, il fotosensibile e i vari developers. Potete fare questo tirando verso di voi con la maniglia verde acqua che si trova in basso nel centro con un minimo di vigore (a questo punto non dovreste spaccare niente salvo fallimenti catastrofici). Preparatevi che questo semplice gesto potrebbe già sporcare un po’, e secondo alcuni il toner sarebbe dannoso per le vie respiratorie, dagli studi sembrerebbe di no ma un po’ di precauzione non ha mai ucciso nessuno. Mettete un foglio a4 a tappare il rullo fotosensibile, di colore verde brillante situato al lato opposto del toner, per il momento basterà appoggiarlo sopra delicatamente. Adesso estraete man mano i vari secchiellini di toner e alla fine anche il cestino di scarico del toner (quel coso grigio sulla sinistra), potete estrarre quest’ultimo usando l’impugnatura che si trova alla sua sinistra. Badate che se prima rischiavate di sporcare un po’ adesso l’asticella che va a confluire nello scarico dovrebbe quantomeno “fumare” un pochino. Riponete i 5 pezzi da parte: non serviranno finché non rimonterete il tutto.
E’ tempo di svitare il prezioso e delicato fotosensibile. Ancora una volta state attenti che se lo accozzorate è da buttare via, tenetelo un po’ al buio ma senza fare movimenti bruschi, in caso di dubbio meglio un po’ di luce (decisamente meglio) che non una tacca che si riprodurrebbe su tutte le pagine da quel momento in poi. Le viti si trovano una su un lato, l’altra in fronte, ma un po’ più internamente. A proposito di questa vite, se avete messo il foglio a4 ci sta che l’abbia coperta, spostate il foglio in modo che il braccio di plastica non sia più sotto, e abbassatelo in modo che la vite diventi visibile. A questo punto aggiungere dello scottex sopra al foglio può aiutare nel caso in cui vi cada il cacciavite mentre svitate (anche se non dovrebbe fare grandi danni, di per sé). Una volta rimosse le viti potete da un lato allargare il braccio in modo che scorra fuori, dall’altro l’unico modo che ho trovato è stato forzarlo un po’, l’incastro è davvero malevolo. Per quanto, per tutto il tempo, abbia temuto la rottura del braccio di plastica fortunatamente non è successo niente e alla faccia del mio timore e del mio sudore sono riuscito a farlo uscire senza dolori.

]Adesso non fate movimenti bruschi: il fotosensibile dovrebbe essere collegato al resto con una serie di fili. Ruotate, fin quando vi riesce, il fotosensibile rispetto allo stesso filo (in senso orario visto dall’alto, dovreste riuscire a ruotarlo di quasi 180 gradi), poi poggiatelo e abbondate di coperture e armature imbottite varie. Ora dovreste vedere, dietro allo stesso, i vari developer del toner, si riconoscono ovviamente dal colore, il nerò è più in basso e il giallo più in alto (d’ora in poi terrò questo sistema di riferimento, in basso verso il nero e in alto verso il giallo).

I drum sono estraibili senza bisogno di forza né di cacciavite, sono solo collegati con una guida e una molla come i cassetti nelle scrivanie. Se avete, come nel mio caso, il nero difettoso potete tranquillamente sfilare gli altri toner (cercando, quando possibile, di farlo ruotare in senso orario, in modo di non andare mai incontro al fotosensibile, a volte è un po’ laborioso ma sempre possibile, e sono più facili a rimettere che non ad estrarre quindi non abbiate timore, una volta arrivati qui il difficile è passato) e posizionarli da parte, questi non dovrebbero essere fiosi come il fotosensibile, cercate solo di non picchiottarli in giro per la stanza o appoggiarli su superfici bizzarre e dovreste essere a posto, le solite precauzioni.
Dovreste vedere, nel colore “incriminato” che la distribuzione del toner nel rullo è disomogenea, in particolare la zona che veniva più sbiadita si percepisce come una fascia un po’ meno opaca, su cui la luce si riflette di più. Ebbene questo significa proprio che cattura meno toner. Preparatevi all’impataccata del secolo: andatevi a prendere un sacchetto di plastica non bucato e mettete mano al solito cacciavite per svitare il pannellino metallico che sta sopra il tamburo prestando attenzione: sotto c’è un centimetro di toner che sottoposto a vento o pressione fuoriuscirà!

Ci sono 5 viti da svitare: due tengono due placchette in pressione sul pannello a entrambi i lati e una, centrale, tiene il pannello. Svitate tutte e 4 le viti, posizionate le placchette da parte in modo da ricordare dove e come vadano reinserite (in particolare cercate di ricordare che si devono incastrare sul pezzo di plastica nera che viene in fuori altrimenti si deformano), potete procedere all’estrazione del pannellino. Fate leva con un cacciavite piatto ai bordi del pannellino che adesso è svincolato ed è libero di uscire a meno di un minimo di depressione, ricordando di fare ammodo che se alzate bruscamente sarà il festival del toner, una goduria per polmoni e superfici domestiche. Una volta estratto mettetelo nel sacchetto, prendete un po’ del fedele scottex e ripulitelo in modo che il grosso del toner si vada a depositare nel sacco e non nell’aria, poi estraetelo per la pulizia di fino.
Il lato vicino al rullo (infatti mi dicevano di pulire i rulli, la terminologia è tecnicamente sbagliata perché i rulli erano perfetti) dovrebbe essere quello incriminato, personalmente ho trovato del toner incrostato che mi ha fatto pensare male della samsung (neanche avessi mai usato dei compatibili o autorigenerati!), ma nel vostro caso potrebbero essere anche un po’ di polvere, pezzi di carta bruciati, ragni morti, topi vivi, burbiglioni vari o cos’altro abbiate in casa, non mi interessa, fatto sta che per pulire dovrebbe bastare una vigorosa strusciata con un panno morbido e dell’alcool, così facendo rimuovete anche gran parte delle imperfezioni devo dire quasi “microscopiche” che impedivano una buona stampa. Una volta che siete certi della qualità della pulizia che avete operato (ricordate la fatica di smontare? vorrete evitarvi una nuova operazione, no?) potete chiudere e rimontare tutto. Un minimo di attenzione per le viti che vanno strinte di nuovo quanto prima, soprattutto quelle laterali, altrimenti vi sbrodolerà toner ai bordi e ve lo troverete anche sui fogli stampati, un altro pò di attenzione a maneggiare il fotosensibile (fate attenzione, quando lo reinserite, agli incastri che stanno in basso, smontando non si notano ma se rimontando sono vitali) e con l’invito a ricordarvi del secchiellino grigio del toner waste, e sarete di nuovo pronti.
Se la stampante si accende ma si inceppa facendo il ready check prima di ridistribuire il toner probabilmente avete rimontato male, a me è successo la prima volta. Ho smontato, rimontato e funzionava di nuovo, vattelappesca perché.

A richiesta (postate qua sotto o inviatemi un’email a kibuzo at altervista.org) invio una pagina che ho usato come riferimento per smontare la clp 300, si tratta di un esploso dell’imaging unit così come dovrebbe servire a voi, con tanto di freccine per dove vanno le viti, così intanto intuite l’entità del lavoro che dovrete fare e vi preparate psicologicamente, insieme ad essa potrebbe essere disponibile la lista dei pezzi della stampante, con disegnato il percorso fatto dalla carta, una sezione della stessa stampante, in sostanza.

Fallout 3 is out!

Ok già da un po’, lo so, però finora non potevi scrivere niente perché ero occupato a giocarci 😛
L’ho da poco finito (purtroppo senza comunque ultimare tutte le esplorazioni), e lo presento alla plebe con questo topic.

AMBIENTAZIONE:l’ambientazione fallout viene inventata (credo) col primo videogioco di fallout nel 1997, allora prodotto dalla interplay, da allora verrà adottato per tutti i seguenti fallout (2, 3, tactics..) e utilizzato in qualche gioco di ruolo pen&paper (tanto per avere un’ambientazione alternativa al solito fantasy). La data è post 2200, postnucleare, l’abitante della zona contaminata di tutti i giorni ha a che fare con problemi di acque e cibi contaminati dalle radiazioni, bestiame quasi inesistente e comunque sempre di brahim (tradotto “bramino” nel recente titolo, mucconi a due teste che danno carne e latte), niente alberi, verdure.. il pianeta (o almeno l’america) è roccia e terra, con qualche alberetto secco. Gli abitanti che vivono in condizioni ambientali forse migliori sono quelli delle vault. Prima della guerra nucleare furono create delle vault (Casseforti, letteralmente) sotterranee in grado di ospitare qualche stralcio di civiltà che sarebbe potuta vivere al sicuro e autonomamente, senza radiazioni o problemi di contaminazione, per molti anni, abbastanza a lungo per tornare sulla superficie terrestre quando il “nuclear fallout” sarebbe passato. Ci sono poi i predoni che vivono razziando i villaggi e aggredendo mercanti, i mutanti che apparentemente attaccano tutti a prima vista (verdi grossi forzuti e armati con mitragliatori a canne rotanti, bastoni chiodati o martelli da fabbro), e i difensori della giustizia sedicenti, l’enclave (da fallout3) e la brotherhood of steel, con tecnologie avanzate di armi e armature. Nel dopoguerra atomica america-cina non mancano le armi, quello che manca veramente sono i proiettili, per cui quando si tratta di picchiare, spesso e volentieri, si picchia con manganelli, mazze da baseball, chiavi, mattarelli etc, c’è sempre da stare attenti a armi fatiscenti che si rovinano facilmente e ripararle in continuazione, o con pezzi di altre armi analoghe o nei negozi specializzati.
Il look&feel della tecnologia “rimasta” dal passato è quello tipico degli anni 50-60, terminali perfettamente tondi, radio valvolari, musiche di ella fitzgerald, bob crosby..

STORIASiete nati in una vault e vi catapultate nel mondo esterno. Dovrete imparare a vivere e… spoiler, purtroppo vi ho già anticipato qualcosa, perché in fallout3 si parte da 1 anno, si scelgono le stat “S.P.E.C.I.A.L.” (Strength, Perception, Endurance, Carisma, Intelligence, Agility, Luck, ma non preoccupatevi, si trova anche in italiano), si parla con gli amici, si va al compleanno, finché un giorno Amata (il nome di una vostra amica), vi sveglia bruscamente dandovi una notizia. La storia si snoda tra città fatte di lamiera, macerie della vecchia washington, torri isolate, accampamenti di predoni e città costruite sui ponti con 4-5 capanne, potete scegliere di giocare sia da buoni che da cattivi, facendo esplodere una città costruita intorno a una bomba atomica inesplosa guadagnandovi i favori del cattivo di turno oppure disinnescando la bomba, come bontà suggerisce, entrambe le vie presentano pregi e difetti, entrambe portano a una conclusione differente e sono egualmente valide, non vi aspettate di fare i buoni perché “conviene” o viceversa.
Alcune quest sono davvero molto belle, enigmatiche, ben trattate e caratterizzate, insomma la solita storia, ormai avrete capito che sto gioco lo amo.

CARATTERISTICHE PRINCIPALI:Difficile elencarle tutte. Devo dire che rispetto ai vecchi fallout 1 e 2 il gioco è molto innovativo ed è fatto sicuramente meglio. La storia è più articolata, il mondo è più caratterizzato, i personaggi reagiscono diversamente a seconda di chi tu sei, quanto carisma hai (o se magari sei un don giovanni, in quel caso hai dei dialoghi unici con le donne), dai tuoi tratti etc. Ma andiamo per gradi.
Il gioco è in prima persona, quindi devi muoverti nel mondo, camminare, saltare accucciarti etc. Questo talvolta rende un po’ noiosetto raggiungere dei posti lontani (unico difetto del gioco, comunque velato, in quanto i random encounter sono davvero vari e numerosi), ma mediamente si sopporta più che bene, e poi ci sacrifichiamo volentieri per avere un personaggio che si puà nascondere dietro alle rocce, che può camminare silenziosamente alle spalle dell’avversario (e magari aprigli uno zaino, metterci una granata a frammentazione attivata e allontanarsi aspettando che esploda da solo, hihi). Altra caratteristica importante sono i tratti che personalizzano il personaggio legati anche allo SPECIAL che si è scelto. Si può scegliere tra un quantitativo enorme di tratti, ma non si potrà avere un pg stupido e veloce a imparare, così come non si potrà fare il pg pistolero prima che sia veramente bravo nell’uso delle pistole. Si trovano anche dei tratti divertenti, come l’amico sconosciuto (ogni tanto appare un tizio col cappottone e una 44 magnum che ti aiuta a sconfiggere il nemico), la vedova nera o il don giovanni (dialoghi speciali con l’altro sesso, maggiori danni all’altro sesso), Furia nerd (un pg con scienza alta che dopo che scende sotto il 20% di vita dice “adesso basta bastonate” e guadagna forza e resistenza ai danni), carneficina (che fa morire in modo pittoresco le persone che vengono uccise da te, oltre a causare più danni) e tanti, tanti altri (elencati sul manuale).
Un’altra innovazione, per quelli che non amano il genere sparatutto legato ai gdr (personalmente amo entrambi quindi mi son trovato molto bene 🙂 ) è la modalità SPAV. SPAV sta per… boh non ricordo, ma è un sistema inventato dalle vault per facilitarti a mirare e sparare. Al dilà delle motivazioni ruolistiche, l’effetto finale è che entrando in modalità spav, alla visione di un nemico, si avranno un tot di punti azione e i target avversari con differenti probabilità di colpire a tronco, testa, braccia, gambe e le cose più disparate in animali e robot, trasformando in parte il gioco simultaneo in gioco a turni. Dico in parte per due motivi: 1) alla fin fine si possono combinare spav e non spav, la soluzione ideale per “fare più turni”, in quanto i punti azione si ricaricano anche mentre spari in modalità non SPAV, poi, in ogni caso, i riflessi del giocatore contano per avere l’iniziativa, cosa che non vale nei giochi a turni, dove l’iniziativa è affidata unicamente ai riflessi del pg, e non del giocatore.
Una cosa FONDAMENTALE ed estremamente innovativa sono le stazioni radio. E’ vero che praticamente sono solo due e una dice sempre le stesse cose (la radio dell’enclave), ma rendono incredibilmente l’idea dell’ambientazione. Intanto galaxy news radio si evolve durante il gioco, man mano che lo scenario cambia il dj (tre cani) cambia il notiziario di GNR, l musiche, rigorosamente anni 40-50, rendono un’ottima idea dell’ambiente, e per gli amanti del sadismo le canzoncine tranquille di quel tempo si abbinano perfettamente ai macabri sbudellamenti che un gioco probabilmente vietato ai minori è capacissimo di offrire. La radio dell’enclave invece manda musiche tipiche del patriottismo americano, e i messaggini del presidente Eden sono di rimarchevole ipocrisia, davvero da non perdere, così come il personaggio di tre cani è molto ben caratterizzato, e le musichine anni 50 mi hanno piantato una strana fissazione in testa che hanno reso definitiva la mia discesa all’antichità da metal–>De andre–>Guccini–>Bob crosby, chissà che finirò per ascoltare tra qualche anno!

Il pacchetto originale è un “cestino del cibo” di metallo che contiene il gioco, il manuale, la guida di sopravvivenza (che spiega come sono fatte le creature e le armi che si trovano nel gioco) e un bellissimo omino della vault con la testa molleggiata!

Qualche “manifesto” tratto dal gioco

Il video di apertura che introduce l’ambientazioneUn trailer rilasciato quest’anno, molto simpatico.

QUA trovate la presentazione ufficiale del gioco. Disgraziatamente la versione ad alta qualità del server italiano di fallout è al momento down (ma io ormai l’ho scaricata :P), quindi vi dovete accontentare di questo sito, con una pubblicità iniziale obbligatoria.

Per qualunque domanda sapete a chi rivolgervi

Wacom graphire e linux: matrimonio perfetto.

Attenzione! questa guida è del 2009, quella tavoletta grafica è detonata in un’esplosione termonucleare da ormai tanto tempo. Vi invito a provare il metodo se volete, ma non garantisco il funzionamento, è cambiato molto nella gestione dei dispositivi in linux da allora, quindi può darsi che questo sistema non sia il migliore per far andare la wacom graphire su linux nel 2013 (e oltre :P).
Sono un fortunato utente linux conoscente della figlia di un possessore di una tavoletta grafica wacom graphire 3 che tuttavia non la utilizza (no. non è complicato come sembra), la tavoletta grafica è una blueberry, per la precisione il modello è “ET-0405-U”, e senza troppo sforzo la si può far funzionare su linux. Per un funzionamento un po’ migliore, tuttavia, è necessario lavorarci un pochino.

Tanto per cominciare il kernel linux. Il modulo necessario è “Graphire tablet support”, e lo trovate sotto device drivers -> input device support -> Tablets [*] -> Wacom intuos -> Graphire tablet support, o almeno così era nel kernel 2.6.27 di gentoo (che non penso sia troppo modificato, soprattutto in questo settore). Potete metterla sia come modulo che compilarlo direttamente nel kernel linux, non penso faccia differenza, tanto che nemmeno ricordo cosa ho fatto io. Va tuttavia detto che sottoforma di modulo è presente su quasi tutti i kernel precompilati delle distrubuzioni binarie (arch, debian e quindi ubuntu, slackware…), quindi per lo più potrete saltare questo passo.

Adesso non resta che modificare l’xorg.conf per fargli utilizzare la tavoletta wacom graphire come tavoletta e non come mouse (in quel modo pur qualcosa fa, ma è incredibilmente più sprecisa), dopo aver controllato a quale device è associato. Quest’ultimo passo è tutt’altro che scontato ed è forse il più difficoltoso in quanto le guide che si trovano online sono piuttosto oscure in merito, per non dire che non ne parlano affatto. Io ho fatto un piccolo test, per vedere se il device era quello giusto ho usato cat per “leggere” i vari device e ho provato a muovere la penna sopra la tavoletta wacom per vedere se succedeva qualcosa di stravagante (non mi aspetto che cat interpreti ammodino i moti della penna sulla tavoletta), tirando più o meno a caso tra i vari event e nel caso ci fosse wacom.

Operativamente

cat /dev/input/event6 (o /dev/input/event5 o /dev/input/wacom etc)

Osservazione dell’output

Se vengono delle schifezze incomprensibili è la tavoletta, se non vengono non è la tavoletta. Una volta individuato il device ci scriviamo il suo percorso su un foglio o sul monitor come tendo a fare io, “tanto poi si cancella”.

Individuato il device si modifica l’xorg.conf per far sì che X utilizzi la tavoletta come tavoletta, apritelo da root con il vostro programma preferito, personalmente tendo a usare joe o mousepad in ambito grafico, ma perlopiù la gente usa nano o gedit (questione di cattivo gusto :D).

Senza troppi complimenti limitatevi a copiare e incollare il testo che metto qua sotto, è quello che ho fatto io, modificando solo il device

Section “InputDevice”
Driver “wacom”
Identifier “stylus”
Option “Device” “/dev/input/event5” #USB ONLY
Option “Type” “stylus”
#Option “USB” “on” #USB ONLY
Option “KeepShape” “1”
Option “Mode” “absolute”
#Option “ForceDevice” “ISDV4” #Tablet PC ONLY
EndSection

Section “InputDevice”
Driver “wacom”
Identifier “eraser”
Option “Device” “/dev/input/event5” #USB ONLY
Option “Type” “eraser”
Option “KeepShape” “1”
Option “Mode” “absolute”
Option “USB” “on” #USB ONLY
#Option “ForceDevice” “ISDV4” #Tablet PC ONLY
EndSection

Section “InputDevice”
Driver “wacom”
Identifier “cursor”
Option “Device” “/dev/input/event5” #USB ONLY
Option “Type” “cursor”

Option “KeepShape” “1”
Option “Mode” “absolute”
Option “Mode” “relative”
Option “SendCoreEvents” “true”
Option “USB” “on” #USB ONLY
#Option “ForceDevice” “ISDV4” #Tablet PC ONLY
EndSection

Ricordando che le righe con il cancelletto sono commentate e possono anche essere rimosse, a vostro piacimento.
Dopodiché andate nella sezione denominata “ServerLayout” e aggiungete queste tre righe

InputDevice “eraser”
InputDevice “stylus”
InputDevice “cursor”

Dovreste essere a posto. Una piccola nota: Se non avete nessun altro device, tipo mouse touchpad ecc, dovete aggiungere Option “SendCoreEvents” a uno dei tre (non saprei quale di preciso, ma a occhio direi di tirare a indovinare uno dei tre e vedere se funziona) e poi scrivere InputDevice “pincopallo” CorePointer. Questo per una regola dell’xorg.conf che non ho mai capito, ovvero che bisogna avere uno e un solo CorePointer, nel mio caso era il mouse pertanto gli altri non potevano esserlo, ma nel caso in cui non si abbia il mouse se ne deve scegliere uno come “predefinito”. Se mettere due CorePointer uno dei due verrà ignorato, e questo è capitato a me quando ho provato a copiare la configurazione del mouse, un dettaglio così idiota mi ha fatto perdere un paio d’ore di tempo. Adesso dovrste essere pronti a giocare con gogh xournal etc, buon divertimento a tutti con wacom graphire e linux (con linux spero vi siate già divertiti un po’ in passato :P)!

Il buco nero.

Forse alcuni di voi affezionati lettori (non si contano sulle dita) avranno avuto modo di notare il mio modo un po’ sgangherato e beciaro di protestare, la mia tendenza a contenere insulti più o meno velati alla gentaglia che occupa il parlamento, a questo o quel politico, a questa o quella fazione, a un punto o un’altro di qualche legge.
Non sono sempre stato così, c’erano tempi in cui credevo molto di più nella civiltà e nel rispetto, e credetemi, stavo meglio allora di adesso, non solo “fisicamente”, ma mi stimavo anche di più.
Con questo articolo intendo segnalare un sito, quello dei ricercatori precari dell’INFN, (Istituto Nazionale di Fisica Nucleare), che hanno un modo di protestare quasi poetico dal mio punto di vista, un bel nome, un bel logo, articoli ben fatti, commenti educati e tutti quanti sensatissimi. Dal mio punto di vista protestano nel modo ideale, invece di spargere odio nei confronti di chi li calpesta stanno cercando di farsi amare, cosa davvero difficile nell’italia d’oggi per gente onesta che lavora onestamente.

Il link è questo
Vi segnalo anche il loro video di presentazione, che spiega chi sono e per cosa combattono, lo trovate qua

Grazie dell’attenzione e complimenti agli autori e ai frequentatori del sito.

Assegnati i premi Ig Nobel 2008!

Per chi non lo sapesse i premi Ig Nobel sono una sorta di parodia dei premi nobel. Le ricerche, tuttavia, sono state tutte quante svolte realmente, finanziate e publicate da scienziati veri, quest’anno tra i vincitori c’è anche un italiano. Scrivo di seguito la lista dei vincitori.

Scienze Alimentari: Massimiliano Zampini (Università di Trento) e Charles Spence (Oxford University), per aver dimostrato che si può modificare la percezione di fragranza di una patatina, attraverso la riproduzione del rumore dello sgranocchiamento di una patatina fresca.

Archeologia: Astolfo G. Mello Araujo e José Carlos Marcelino (Università di San Paolo, Brasile), per aver dimostrato il ruolo degli armadilli nello spostamento dei reperti archeologici in un sito di scavo.

Biologia: Marie-Christine Cadiergues, Christel Joubert e Michel Franc (École Nationale Veterinaire, Tolosa, Francia), per aver dimostrato che le pulci che infestano i cani possono fare balzi più lunghi di quelle che infestano i gatti.

Economia: Geoffrey Miller, Joshua Tybur e Brent Jordan (University of New Mexico, USA), per aver dimostrato che la fase del ciclo ovulatorio di una ballerina di lap-dance influenza le mance che riceve.

Medicina: Dan Ariely (Duke University, USA), Rebecca Waber (MIT, USA), Baba Shiv (Stanford University, USA), e Ziv Carmon (INSEAD, Singapore), per aver dimostrato che il prezzo di un medicinale placebo è direttamente correlato alla sua efficacia percepita.

Fisica: Dorian Raymer (Ocean Observatories Initiative, Scripps Institution of Oceanography) e Douglas Smith (University of California, San Diego) per aver dimostrato che ammassi di fili non possono non formare dei nodi.

Per chi volesse più informazioni, anche sulle edizioni precedenti, c’è un’apposita pagina di Wikipedia